Quando si affronta una riabilitazione implantare completa, come una protesi fissa su impianti o una Toronto Bridge, una delle domande più frequenti è: “Quanto dureranno i miei nuovi denti?”
La risposta richiede prima di tutto una distinzione importante: impianti dentali e protesi non sono la stessa cosa e non hanno necessariamente la stessa durata.
Gli impianti inseriti nell’osso possono rimanere funzionali per molti anni e, in condizioni favorevoli, anche per decenni. La parte protesica che utilizziamo ogni giorno per sorridere e masticare è invece sottoposta continuamente a forze, sfregamento e usura.
Per questo, dopo molti anni, può essere necessario rinnovare la protesi anche quando gli impianti che la sostengono sono ancora perfettamente utilizzabili.
Pensiamo a una riabilitazione implantare come a una struttura composta da due elementi.
Gli impianti dentali, generalmente realizzati in titanio, vengono inseriti nell’osso e svolgono la funzione delle radici dei denti.
Sopra gli impianti viene realizzata la protesi, cioè la parte visibile del nuovo sorriso: i denti con cui il paziente parla, mastica e sorride.
Sono quindi due elementi differenti.
Gli impianti correttamente osteointegrati e mantenuti possono avere una durata molto lunga. Una recente revisione sistematica di studi prospettici ha stimato una sopravvivenza degli impianti di circa il 93% a 20 anni, sottolineando però quanto siano importanti il controllo nel tempo e la salute dei tessuti peri-implantari. si sovrastante, invece, lavora ogni giorno e inevitabilmente è sottoposta a una maggiore usura.
Non esiste una data di scadenza uguale per tutti.
Dire semplicemente che una protesi fissa “dura 10 anni” sarebbe quindi poco corretto.
La durata dipende da numerosi fattori:
Nelle riabilitazioni realizzate con denti e rivestimenti in resina, usura, abrasioni, piccole fratture o perdita della forma originaria possono progressivamente comparire nel corso degli anni. La letteratura scientifica documenta infatti come l’usura del materiale protesico rappresenti una delle complicanze tecniche più frequenti delle riabilitazioni complete, intorno ai 10-12 anni di utilizzo, è assolutamente normale effettuare una valutazione approfondita della protesi e stabilire se sia sufficiente una manutenzione oppure se sia preferibile rinnovarla.
Non perché “gli impianti siano finiti”, ma perché i denti protesici hanno lavorato ogni giorno per migliaia di ore.
Ogni giorno una protesi fissa affronta migliaia di contatti durante la masticazione.
Anno dopo anno possono quindi comparire: usura delle superfici masticatorie, perdita progressiva della lucentezza, piccole scheggiature, variazioni della forma dei denti o modificazioni dell’occlusione.
In alcuni pazienti il fenomeno può essere minimo, mentre in altri può essere più evidente, soprattutto in presenza di bruxismo o di forze masticatorie particolarmente elevate.
Studi clinici sulle protesi complete fisse confermano che le complicanze tecniche diventano più frequenti aumentando gli anni di utilizzo e che l’usura dei materiali protesici rappresenta una delle problematiche da monitorare maggiormente. ché i controlli periodici non servono soltanto a verificare gli impianti: permettono anche di controllare come stanno lavorando i denti protesici.
Presso lo Studio Sabiu utilizziamo protocolli chirurgici moderni e minimamente invasivi per garantire comfort e risultati predicibili.
Uno degli aspetti più interessanti dell’odontoiatria moderna riguarda proprio l’evoluzione dei materiali.
Le resine acriliche tradizionali hanno consentito per molti anni di ottenere ottimi risultati nelle riabilitazioni implantari complete, ma sono materiali che possono progressivamente andare incontro a usura.
Oggi la progettazione digitale e i sistemi CAD/CAM permettono di utilizzare materiali prodotti industrialmente e lavorati attraverso processi di fresatura estremamente precisi.
Tra le possibilità disponibili troviamo PMMA di nuova generazione, compositi CAD/CAM e materiali ibridi con componente ceramica.
La produzione industriale dei blocchi o dei dischi da fresatura consente di ottenere materiali molto omogenei e di progettare con grande precisione forme, spessori, superfici e rapporti tra i denti.
Anche la letteratura protesica evidenzia come le tecnologie CAD/CAM possano aiutare a migliorare la gestione e la manutenzione delle riabilitazioni implantari rispetto ad alcune tecniche tradizionali. esistenza, ma soprattutto un sorriso più naturale. Il vantaggio dei nuovi materiali non riguarda solamente la resistenza.
Le moderne tecnologie permettono di lavorare in maniera molto più accurata su forma, proporzioni, translucenza, superficie e colore dei denti.
L’obiettivo non è creare denti semplicemente “più bianchi”, ma realizzare un sorriso armonico e coerente con il volto del paziente.
Quando una vecchia protesi deve essere rinnovata dopo molti anni, abbiamo quindi un’importante opportunità: non limitarci a sostituire ciò che si è consumato, ma riprogettare il sorriso utilizzando le possibilità estetiche e digitali disponibili oggi.
Materiali, software e tecniche di lavorazione sono infatti profondamente evoluti rispetto a quelli disponibili dieci o quindici anni fa.
Prima di realizzare la nuova protesi definitiva è possibile progettare e valutare il risultato insieme al paziente. La protesi provvisoria non deve essere considerata solamente una soluzione temporanea. Può diventare una vera anteprima del nuovo sorriso. Durante questa fase possiamo valutare: la lunghezza dei denti, la forma, il sorriso, la fonetica, il sostegno delle labbra, la masticazione e il rapporto del nuovo sorriso con il volto.
Il paziente può quindi vedere e provare concretamente il progetto prima che venga realizzata la versione definitiva. È un passaggio molto importante perché permette di unire odontoiatria, tecnologia e aspettative del paziente.
Questo è probabilmente uno dei concetti più importanti da conoscere. Quando dopo molti anni i denti protesici risultano consumati, non significa automaticamente che debbano essere sostituiti anche gli impianti. Il dentista deve prima verificare clinicamente la salute degli impianti, dei tessuti circostanti, delle connessioni e della struttura protesica.
Se gli impianti sono stabili e in buone condizioni, può essere possibile intervenire sulla componente protesica mantenendo le basi implantari esistenti. La possibilità dipende naturalmente dalla situazione clinica individuale e deve essere valutata attraverso una visita specifica.
Una protesi che dopo dieci, dodici o più anni presenta segni di usura non deve necessariamente essere considerata un trattamento fallito.
Al contrario.
Significa spesso che quella riabilitazione ha accompagnato il paziente per molti anni durante migliaia di pasti, conversazioni e sorrisi.
Esattamente come avviene per molte altre riabilitazioni odontoiatriche, manutenzione e controllo fanno parte della terapia implantare.
Le raccomandazioni internazionali sottolineano infatti l’importanza dei controlli periodici sia per intercettare eventuali complicanze tecniche sia per preservare nel tempo la salute dei tessuti intorno agli impianti. capire se è arrivato il momento di controllare la propria protesi?
Alcuni segnali possono suggerire la necessità di una valutazione: denti visibilmente consumati, modificazioni della masticazione, scheggiature, perdita di lucentezza, cambiamenti nella chiusura della bocca oppure una protesi realizzata molti anni prima che non viene controllata da tempo. Non bisogna comunque aspettare che compaia un problema. I controlli programmati consentono di valutare per tempo sia la protesi sia gli impianti che la sostengono.
Presso lo Studio Odontoiatrico Sabiu di San Giovanni Suergiu, nel Sulcis, la riabilitazione implantare viene affrontata attraverso una valutazione che comprende la componente chirurgica, protesica e digitale.
Lo Studio si occupa di implantologia e riabilitazioni complete e utilizza tecnologie digitali anche per la pianificazione e la progettazione odontoiatrica. possiede già una protesi fissa su impianti da molti anni, una visita può permettere di capire se sia sufficiente una semplice manutenzione o se i nuovi materiali oggi disponibili possano rappresentare l’occasione per migliorare nuovamente funzione, comfort ed estetica del sorriso.
No. Dieci anni non rappresentano una scadenza automatica. La decisione dipende dalle condizioni della protesi, dal materiale, dalla masticazione, dall’occlusione, dall’igiene e dalle condizioni degli impianti.
Non necessariamente. Se gli impianti sono sani, stabili e correttamente osteointegrati può essere possibile mantenere gli impianti esistenti e rinnovare la componente protesica. È indispensabile una valutazione clinica.
L’evoluzione dei materiali e delle tecnologie CAD/CAM offre oggi nuove possibilità in termini di progettazione, precisione, lavorazione ed estetica. Non esiste però un materiale ideale per tutti: la soluzione deve essere scelta sulla base delle caratteristiche cliniche e funzionali del paziente.
Il messaggio più importante è quindi semplice: rinnovare una protesi usurata dopo molti anni non significa aver fallito una terapia implantare.
Significa effettuare la corretta manutenzione di una riabilitazione che ha lavorato quotidianamente per lungo tempo.
E oggi, grazie alla progettazione digitale e ai materiali odontoiatrici di nuova generazione, questa necessità può trasformarsi anche nell’opportunità di ottenere un sorriso ancora più naturale e armonioso rispetto a quello realizzato molti anni prima.
Per sapere in quali condizioni si trovano una vecchia protesi e gli impianti che la sostengono è sempre necessaria una valutazione odontoiatrica individuale.